PIETRO IL GRANDE

“Che ne succederebbe,
se ognun de’ forestier si permettesse
di arrestar chicchesia!”
(Madama Fritz, Atto I Scena 8)

Il debutto di ONDADURTO TEATRO nel mondo dell’Opera!
Lo scorso novembre, Pietro il Grande, Kzar delle Russie, prodotto da Fondazione Teatro Donizetti, è stato mostrato per la prima volta nella cornice della 5ª edizione del Festival Donizetti Opera sotto la direzione artistica di Francesco Micheli.
#donizetti200

A soli ventidue anni e ad appena un anno di distanza dal suo debutto sulla scena teatrale, a Gaetano Donizetti viene affidata un’Opera comica per la stagione di carnevale 1820 dal teatro S. Samuele di Venezia.

A fare da base alla composizione, il libretto di Gherardo Bevilacqua-Aldobrandini, marchese di Ferrara appassionato di teatro e arte. Già in contatto con Gioacchino Rossini, per il quale nel 1818 aveva composto il libretto di Adina, il marchese si cimenta in molte discipline, dalla scenografia alla poesia fino al disegno.

Testi di ispirazione per Bevilacqua-Aldobrandini sono una traduzione italiana di Le menuisier de Livonie, commedia di Alexandre Duval pubblicata in Italia nel 1816, e Il falegname di Livonia, Opera di Giovanni Pacini debuttata nel 1819 al Teatro alla Scala di Milano e il cui libretto è composto da Felice Romani.

A partire dal libretto di Bevilacqua-Aldobrandini, Donizetti compose un’Opera notevole, nella quale l’influenza rossiniana è percepibile così come i tratti più caratteristici del compositore bergamasco, sebbene ancora in fase embrionale.

La messa in scena in chiave moderna proposta da ONDADURTO TEATRO si rivela quindi interessante per le soluzioni sceniche innovative così come le scelte musicali, che vedono l’adozione di strumenti originali dell’epoca, per la tipologia di teatro (la commedia con personaggi storici), per il risalto dato alle opere giovanili dell’autore, per le influenze rossiniane dell’Opera e gli scorci della maturità artistica di Donizetti in evoluzione.

Melodramma burlesco in due atti di Gherardo Bevilacqua-Aldobrandini
Musica di Gaetano Donizetti
Prima esecuzione: Venezia, Teatro San Samuele, 26 dicembre 1819
Edizione critica a cura di Maria Chiara Bertieri / Fondazione Donizetti

Direttore: Rinaldo Alessandrini
Regia, macchinari e scene: Ondadurto Teatro – Marco Paciotti e Lorenzo Pasquali
Costumi: K.B. Project
Lighting design: Marco Alba
Assistente alla regia: Adriana Laespada

Orchestra: Gli originali
Coro: Donizetti Opera
Maestro del coro: Fabio Tartari

Pietro il Grande: Roberto De Candia
Caterina: Loriana Castellano
Madama Fritz: Paola Gardina
Annetta Mazzeppa: Nina Solodovnikova
Carlo Scavronski: Francisco Brito
Ser Cuccupis: Marco Filippo Romano
Firman-Trombest: Tommaso Barea
Hondedisky: Marcello Nardis
Notaio: Stefano Gentili

Performer: Giorgia Conteduca, Daniele Fabbri, Valerio Marinaro, Lorenzo Pasquali, Giulia Vanni

Ideazione macchine sceniche: Lorenzo Pasquali, Massimo Carsetti
Realizzazione macchine sceniche: Fabio Pecchioli, Dario Vandelli
Realizzazione fondali: F.M. Scenografie
Attrezzeria: Teatro alla Scala
Ideazione trucco: K.B. Project
Parrucche: Audello Teatro

Nuovo allestimento e produzione della Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo

Provincia di Livonia, locanda di Madama Fritz. Un giovane falegname, Carlo, è innamorato di Annetta, un’orfana amica Madama Fritz, titolare della locanda in Livonia.

A causa di una querelle con l’usuraio locale, Firman-Trombest, Carlo entra in contatto con due forestieri in visita a Livonia che, in quel momento, si trovano a passare per la locanda. Uno dei due interroga Carlo che, irritato, risponde con scherno e provocazione alle domande dello sconosciuto. La lite degenera in una minaccia, che Carlo dirige al forestiero, a suo dire, troppo invadente.

A questo punto, entra in gioco anche Ser Cuccupis, il pomposo magistrato di Livonia, che si scontra anch’egli con Carlo e avverte che esporrà denuncia dei suoi comportamenti nientemeno che allo zar. Lo sconosciuto interviene sostenendo che è tale Menzikoff, un grande ufficiale dello zar, e il magistrato sembra contenere la sua rabbia di fronte a questa personalità. Nonostante ciò, Carlo viene imprigionato e lasciato in attesa di giudizio.

Casualità vuole che, quando Carlo fu trovato da bambino, egli avesse una lettera con sé e che tale documento provi che Carlo altri non è che il figlio di Carlo Scavronski, un gentiluomo morto per servire il sovrano di Svezia e che egli provenisse proprio da Livonia. La forestiera, defilata fino a quel momento, ha un mancamento proprio alla lettura della lettera e tutti gli astanti si chiedono la ragione di questo comportamento.

Nel tentativo di scagionare Carlo, Madama Fritz incontra quella sera il magistrato Cuccupis in casa sua e mette in atto una seduzione che, però, non sortisce l’effetto sperato. Nel frattempo, i due sconosciuti vengono a sapere che questo Scavronski avesse una sorella e che questa sia deceduta durante il saccheggio di Magdeburgo. I due si adoperano affinché Carlo venga liberato e questi, per riconoscenza, gli presenta la sua amata Annetta, raccomandandosi di non avvertire lo zar della sua esistenza, in quanto ella è figlia di Ivan Mazzeppa, traditore dello zar.

Lo sconosciuto sembra oltraggiato dall’apprendere la discendenza di Annetta, ma, scoperto che Mazzeppa è già morto, perdona la ragazza e accoglie la coppia con benevolenza.

Il capitano della guardia reale Hondedisky, riconosciuti lo zar Pietro il Grande e la zarina Caterina nei due forestieri, rivela al magistrato la loro identità. Cuccupis, voltafaccia, si avvicina a quello che ora sa essere il sovrano con piaggeria per cercare di ottenere una promozione da questo incontro fortuito.

A spezzare le speranze di Cuccupis, lo zar gli nega l’appoggio e non solo: il magistrato perde le sue cariche e tutti i suoi bene, che serviranno a ripagare Carlo e Annetta di tutto il dolore causato dalle sue ingiuriose accuse e la conseguente prigionia.

A questo punto, la zarina riconosce il fratello in Carlo, rivelando la ragione del suo mancamento all’apprendere dalla lettera il nome di suo padre. Lo zar Pietro, quindi, assegna a Carlo un titolo nobiliare e acconsente al suo matrimonio con Annetta, provocando grande gioia nella popolazione di Livonia, che lo acclama festante.

INFLUENZE ARTISTICHE
La messa in scena indaga le correnti artistiche che nascevano in Russia agli inizi del Novecento, un periodo nel quale il Paese era in rivoluzione, le idee in fermento e il vecchio ordine era stato spazzato via. Con la consapevolezza di voler creare immagini che non fossero la rappresentazione estetica della realtà, ma che potessero condurne all’essenza, ispirazione sono state proprio le avanguardie artistiche russe. Le scene e i costumi, quindi, sono risultato di una ricerca incentrata su forme a base geometrica, come cerchi, quadrati, linee e rettangoli, verniciate in una gamma limitata di colori, assecondando una pura sensibilità plastica.

MACCHINARI
L’impianto scenografico e le macchine teatrali modificano e stravolgono la scena dando vita a piani sequenza in cui lo spazio stesso diviene elemento pulsante e drammatico. L’impianto spettacolare è fatto di moduli movibili, diversi per forma, che fungono da carrelli cinematografici per imporre campi lunghi, primi piani e particolari. I performer, al tempo stesso attori e manipolatori, muovono le strutture che costruiscono e decompongono via via i diversi luoghi e livelli dell’azione.
La scena si divide, gira, si espande come un vero strumento, secondo i suoi piani, le sue linee, i suoi punti, le sue masse. Le strutture appaiono come architetture astratte che organizzano lo spazio in ritmi che prendono vita grazie alle loro forze.

IMMAGINI E VIDEO
Strettamente connesse alla struttura drammaturgica, le proiezioni video sono parte integrante della messa in scena, proprio come la musica, i cantanti e i macchinari.
La proiezione invade diversi spazi, giocando con superfici vuote e piene: le immagini vengono smantellate, trasformate, moltiplicate.
Le proiezioni video diventano scenari virtuali in movimento e in continua trasformazione.

COSTUMI
Ogni personaggio porta con sé una propria dinamica, un proprio colore, una propria forma.
I costumi vogliono cogliere l’immaginifico attraverso forme e strutturazioni surreali, disegnano lo spazio. Veri e propri corpi performativi fatti di volumi, linee, pieni e vuoti, che vanno ad amplificare, deformare, decomporre la presenza dei cantanti con architetture danzanti che potenziano il lavoro e la ricerca sullo spazio e le sue dinamiche.

Opéra Magazine Francia
“Geniale […] la regia della compagnia italiana Ondadurto Teatro, diretta da Marco Paciotti e Lorenzo Pasquali, al loro debutto all’Opera.”

Opera – United Kingdom
“Le luci caleidoscopiche, la scenografia in movimento, i costumi volutamente eccentrici e i contrasti cromatici si combinavano perfettamente con il carattere surreale della trama. Il risultato è uno spettacolo molto divertente, comico e arguto allo stesso tempo.”

Forumopera – Francia
“Forme geometriche, cerchi, quadrati, linee e angoli, superfici laccate, una selezione di colori brillanti, anche violenti, proiezioni caleidoscopiche che si formano e si trasformano in una successione incessante, dando vita a un’animazione spaziale e temporale sempre a tempo con la musica […]. [I] macchinisti che, durante lo spettacolo, manovrano strutture destinate a rappresentare i vari luoghi di azione meritano anche loro di essere riconosciuti e lodati. Le loro azioni complementari [a quelle degli interpreti] perfettamente eseguite danno prova della coerenza e della padronanza della regia di questo complesso progetto.”

Milano 24H – Italia
“I due registi hanno ricevuto una storia […] da narrare, ma hanno riconsegnato al pubblico una favola per sognare.”

Der Opernfreund – Germania
 “Con delle reminiscenze del Rossini burlesco, quest’Opera si presenta in una messa in scena rutilante e articolata che, grazie anche alle coraggiose scelte del direttore d’orchestra, regala una serata molto piacevole.
[…] Per quest’Opera, Marco Paciotti e Lorenzo Pasquali hanno concepito una regia e una scenografia così geometrica e colorata che pare nascere dall’unione tra Mondrian, Kandinsky e un designer italiano degli anni ’80. […] I costumi originali e ugualmente colorati dei K.B. Project sono una festa per gli occhi e si adattano perfettamente alla regia […].”

Codalario – Spagna
“La regia della compagnia teatrale romana Ondadurto Teatro, sotto la direzione di Marco Paciotti e Lorenzo Pasquali, unisce colori vivaci e una plasticità colorata a oggetti in movimento e macchinari scenici dalle forme geometriche (cerchi, triangoli, quadrati, rettangoli), insieme a una panoplia di proiezioni video.”

Corriere della Sera – Italia
“La loro grammatica teatrale è fatta di luci, colori, corpi, video, performer e macchinari in movimento, costumi in materiale plastico o similpelle. […] La compagnia modifica e ricompone lo spazio scenico muovendo dei macchinari di metallo, creati attorno al personaggio per amplificarne le caratteristiche e usati per disegnare il gioco teatrale all’interno della trama.”

Il Messaggero – Italia
“[…] una versione attuale e decisamente pop, con colori brillanti e i gesti delicati di Lorenzo Pasquali e i suoi.”

Unfolding Roma – Italia
“L’Opera, come sottolineato dai registi, «riflette l’affresco di un’umanità senza tempo». Non stupisce quindi il loro intento di evidenziare le differenze tra i personaggi, «alimentando il potenziale racchiuso in ognuno di essi al fine di dar vita ad una folle danza», che emerge chiaramente anche con il richiamo alle Avanguardie Artistiche Russe e alle loro geometrie.”

Post.it – Italia
“[…] la compagnia, fondata nel 2005 da Marco Paciotti e Lorenzo Pasquali, dà vita a una sua peculiare interpretazione di Pietro il Grande, Kzar delle Russie, grazie alla sinergia delle diverse discipline che caratterizzano il loro linguaggio, ai magnifici costumi di K.B. Project e ai grandi macchinari in scena che rappresentano ormai la loro cifra distintiva.”

Corriere della Sera – Italia
“[…] la vivacissima e colorata regia di Ondadurto Teatro (ovvero Marco Paciotti e Lorenzo Pasquali) rende ragione della frizzante inventiva di quello che appare una sorta di Rossini in salsa padana.”

Bergamo News – Italia
“Lo stile di Ondadurto è inconfondibile. Per creare la fiaba perfetta, i due registi hanno pensato a tutto nei minimi dettagli: dalla regia alla scenografia, dalle luci, al trucco e parrucco. Non appena il sipario si è aperto, siamo entrati in un mondo incantato dove le regole del mondo reale non valgono. Le sceneggiature roteano per il palco come fossero ballerine danzanti; il paesaggio, ridotto a forme geometriche e colori vivaci – chiaramente ispirato all’arte di Malevic – consente di immaginare quello che non si vede; i colori vivaci in movimento smuovono gli animi; i personaggi fluttuano nello spazio del palco.”

MTG Lirica – Italia
“[…] per rendere scorrevoli tre ore di spettacolo era necessaria una regia particolarmente frizzante e spiritosa, dunque ottima scelta affidare la messa in scena alla compagnia Ondadurto Teatro di Marco PaciottiLorenzo Pasquali. […] Successo pieno per tutti gli interpreti ed i responsabili della produzione.”

Connessi all’Opera – Italia
“Il calore finale, proveniente dal gremito teatro, assicura un ottimo successo alla produzione […].”

Opera Life – Italia
“La compagnia, guidata da Marco Paciotti e Lorenzo Pasquali, dà vita a un’interpretazione di questa Opera donizettiana del 1819, caratterizzata da una combinazione di diverse discipline, costumi a cura di K.B. Project e grandi macchinari in scena.”

GBOpera Magazine – Italia
“L’entusiasmo dimostrato dal pubblico conferma l’impressione di essersi imbattuti in un piccolo capolavoro di unità stilistica. […] Lo spettacolo di Marco Paciotti Lorenzo Pasquali – direttori della compagnia Ondadurto Teatro – è un’inesauribile delizia per gli occhi […].”

I Teatri dell’Est – Italia
“Lo spettacolo, per molti versi innovativo e molto divertente nella caleidoscopica evoluzione delle luci (create queste da Marco Alba) e delle scene di Ondadurto Teatro, gruppo specializzato in teatro urbano al suo primo appuntamento con la lirica, vede sbalzare alla ribalta con successo incontenibile, da ripetersi e presto, i bravissimi registi Marco Paciotti Lorenzo Pasquali. Assai fantasiosi i costumi firmati K.B. Project, che rimandano all’astrazione decò di Sergio Tofano e del suo Signor Bonaventura, così come le acconciature; il tutto realizzato con pochi elementi mobili e con una manciata di mimi per un risultato festeggiatissimo dal giovane pubblico in sala.”

Italia Notizie 24 – Italia
“La sua riproposta moderna è perciò interessante per più di un motivo: l’efficacia scenica e la piacevolezza musicale […].”

Scrissi d’Arte – Italia
“[…] la totale realizzazione proposta nell’ambito del progetto Donizetti 200, è un tuffo nel carnevale, per luci, variopinti costumi, luci e proiezioni in movimento che danno una nuova dimensione divertente all’Opera.”

Ape Musicale – Italia
“Un libretto che vive di stereotipi e assurdità sta benissimo calato fra forme geometriche, colori accesi, proiezioni astratte, così come la maniera ligia di un giovanotto che di lì a poco farà scaturire il suo genio si identifica efficacemente nell’azione convenzionale vestita di scalpitante avanguardia e straniante astrazione.”

Belcanto e dintorni – Italia
“[…] una messa in scena di grande vivacità e movimento, tale da offrire al pubblico tre ore di spettacolo di grande fascino e leggerezza.”

Arte e Arti – Italia
“Il risultato è uno spettacolo coloratissimo che porta lo lo spettatore in un periodo ispirato alle avanguardie artistiche russe. Incentrato su forme geometriche e proiezioni, un misurato minimal e lo sfondo dove spiccano colori cangianti.”

Sipario – Italia
“Il risultato è stato una amalgama di colori e vivacità, che non ha soverchiato l’essenza della musica e il gioco delle parti della partitura e del libretto, accentuando il lato della farsa ma senza eccedere in gesti estranei alla logica nella narrazione lavorando anche in un chiarimento delle dinamiche interne della trama.”

Le Salon Musical – Italia
“A giudicare dal risultato i sembrerebbe che i due registi romani […] non abbiano mai fatto altro che regie d’Opera tanto i loro tempi teatrali coincidono con quelli della musica, procedendo in perfetta sintonia.”

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